Intervista a Roberto Mignani, vicepresidente di Acer
"Contro la povertà servizi efficienti"
Cambiare strategia: i sussidi non sono la soluzione
di Piergiacomo Braga
Aumenta il numero di famiglie a rischio povertà. E' questo uno dei dati più allarmanti contenuti nell'ultimo rapporto Istat, documento che traccia un identikit della situazione socio-economica del nostro Paese. In Italia il 12,9% della popolazione è considerato povero ma a questa percentuale già alta, dobbiamo aggiungere le migliaia di famiglie che si posizionano appena sopra la soglia di povertà. "Conosco personalmente - racconta Roberto Mignani, vice presidente di Acer con delega ai rapporti con l'utenza - numerosi nuclei familiari che, negli ultimi anni, sono stati costretti ad indebitarsi e a ricorrere ai centri assistenziali per arrivare a fine mese. E' un fenomeno che non possiamo sottovalutare".
Vicepresidente, le famiglie a rischio povertà aumentano e su questo dato concordano numerosi rapporti di enti pubblici e privati. Ma se la diagnosi è condivisa da molti c'è meno accordo su quali strumenti utilizzare per affrontare questa situazione? Lei quale approccio propone?
La povertà oggi non è più quella dei primi anni del secolo scorso. In quel periodo la scarsità di cibo era il problema fondamentale e bastava intervenire con sussidi economici per ristabilire delle condizioni di relativa soddisfazione. Nella situazione attuale non possiamo utilizzare vecchi modelli e i sussidi alle famiglie, anche perché di modesta entità, mantengono in essere le situazioni di povertà piuttosto che risolverle. Dobbiamo cambiare modello di intervento
Può aiutarci a capire in cosa consiste questo nuovo modello di intervento nel sociale?
Per prima cosa le politiche sociali devono focalizzare l'attenzione sulla quantità e qualità dei servizi erogati alle famiglie. Questo implica una ristrutturazione del sistema di welfare attraverso una valorizzazione dei piani locali di lotta alla povertà sia su base regionale che comunale. La parola d'ordine deve essere questa: gestione decentralizzata dei servizi, perché, per affrontare il problema della povertà, vecchia e nuova, bisogna conoscere le problematiche concrete e lavorare sul territorio.
La questione abitativa è al centro delle dinamiche della povertà. Chi non trova, o rischia di perdere un alloggio, riesce con difficoltà ad affrontare altre problematiche ed entra in un tunnel pericoloso. E' d'accordo su questo punto?
Il disagio abitativo colpisce oggi in maniera preoccupante giovani coppie, anziani, studenti e lavoratori precari, immigrati. Possiamo forse affermare che oggi non ci sono categorie che possano sentirsi al sicuro. Pensiamo per esempio a quelle famiglie che hanno stipulato un mutuo per l'acquisto della prima casa e che oggi non sono più in grado di far fronte al pagamento delle rate. La platea sociale di chi deve affrontare il problema abitativo è sempre più ampia e cambiano anche i modi e la concezione dell'abitare.
L'edilizia sociale è in grado di rispondere a questi nuovi bisogni?
Le risorse scarseggiano eppure non possiamo sottrarci al dovere etico di cercare nuove soluzioni a questo problema. Se è vero che la casa è un bene comune dobbiamo agire di conseguenza anche cercando di modificare l'approccio culturale all'abitare. In altre parole dobbiamo promuovere il diritto alla casa non come bene di investimento privato ma come bene d'uso, una sorta di servizio di interesse generale che accompagna, con modalità diverse, il singolo e la famiglia nel corso del suo ciclo di vita
Scommettere sull'affitto: è questa la ricetta?
Esattamente. Sono convinto che nei prossimi anni le politiche abitative del pubblico dovranno promuovere soprattutto il diritto ad una casa in affitto a prezzi sostenibili per tutte quelle famiglie che hanno difficoltà ad affrontare il libero mercato della compravendita e della locazione di alloggi
In questo contesto di valorizzazione della locazione, l'ACER ha un ruolo importante da giocare. Non è così?
In questi anni abbiamo fatto enormi passi avanti per velocizzare il ripristino di immobili da consegnare ai legittimi assegnatari. Le domande nelle graduatorie di edilizia residenziale pubblica continuano ad aumentare per questo non dobbiamo cedere alla tentazione di svendere il patrimonio immobiliare pubblico come vorrebbero fare alcuni ma cercare di valorizzarlo, anche dal punto di vista dell'integrazione sociale e della qualità dell'abitare perché, lo ripeto, la risposta ai bisogni abitativi è il primo passo per affrontare il problema della povertà crescente nel nostro Paese.



